{"id":27938,"date":"2022-09-20T09:00:00","date_gmt":"2022-09-20T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=27938"},"modified":"2022-09-19T15:45:08","modified_gmt":"2022-09-19T13:45:08","slug":"giovanna-repetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/giovanna-repetto\/","title":{"rendered":"Giovanna Repetto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Padova, 1990<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di <em>Edoardo De Cobelli<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un aspetto spesso sottovalutato nell\u2019analisi del lavoro di un artista \u00e8 il tempo. La rapidit\u00e0 o piuttosto la lentezza sono concetti naturalmente relativi, non esiste un tempo giusto per la produzione di un\u2019opera. Eppure, il tempo dice molto sull\u2019artista. Nell\u2019epoca dell\u2019immediatezza a tutti i costi, Giovanna Repetto \u00e8 un\u2019artista che concede a ogni progetto il tempo di porsi le domande adatte e la pazienza di trovare le risposte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nata a Padova e diplomata alla NABA, Giovanna \u00e8 partita dalla fotografia, per domandarsi presto quale fosse il limite e il confine del mezzo fotografico. L\u2019uso tradizionale del <em>medium<\/em>, rivolto a temi vicini come il paesaggio e il rapporto tra mondo naturale e componente umana, si \u00e8 trasformato \u00abnell\u2019intento di fare fotografie dai formati non definibili\u00bb, che cerchino di restituire la complessit\u00e0 della geografia o l\u2019identit\u00e0 di un luogo, spesso non visibile. Un paesaggio che ha coinvolto l\u2019artista fin dall\u2019inizio \u00e8 il paesaggio fantasma dei fiori recisi e mantenuti artificialmente in vita, per rendere la loro bellezza pi\u00f9 duratura e commerciabile. <em>Atmosfera n. 1 (Cristiano, Francesco, Sandro, Marika, Elvio, Andrea, Raffaella)<\/em>, racconta questo paesaggio decontestualizzato e le pratiche di <em>postharvest physiology<\/em> che lo creano e tengono in vita. Siamo a Venezia e i fiori, attraverso gli sguardi degli autori coinvolti, sono come i turisti, che compiono lunghi viaggi di pochi giorni per non radicarsi mai nella laguna, un ambiente diventato sempre pi\u00f9 inospitale per la fauna autoctona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso l\u2019apertura delle opere a un punto di vista intersoggettivo, Giovanna Repetto ha negli ultimi anni definito il concetto di immagine atmosferica: un\u2019immagine senza un punto focale, dove tutto e niente \u00e8 messo a fuoco. L\u2019immagine atmosferica \u00e8, al tempo, un approccio critico, uno strumento poetico e narrativo, spinto dal desiderio di restituire un fenomeno irriducibile ai suoi singoli elementi. Nata con la generazione digitale, attraverso il suo lavoro rispecchia le criticit\u00e0 dell\u2019orizzonte post-mediale che contraddistingue questi ultimi anni, dove ogni distinzione tra un <em>medium<\/em> e un altro sfuma. Il computer pu\u00f2 oggi incorporare la televisione e viceversa; lo smartphone ha assorbito la macchina fotografica. In questo contesto, Repetto si chiede non solo come possa l\u2019immagine restituire uno spazio, ma quale possa essere \u201clo\u201d spazio dell\u2019immagine. La sua ricerca ci costringe a guardare oltre il concetto pi\u00f9 tradizionale, considerandola nella sua prospettiva storica. Bisogna tener presente, suggerisce, che il concetto di immagine come lo intendiamo oggi si pu\u00f2 estinguere, come un animale o una pianta. La particolarit\u00e0 del suo approccio emerge per\u00f2 non nella moltiplicazione degli strumenti, o nella capacit\u00e0 tecnica, comuni a pi\u00f9 artisti, ma nella moltiplicazione delle voci, degli autori e degli sguardi che coinvolge nella definizione dell\u2019opera finale. La sua pratica assume infatti un forte aspetto performativo e relazionale, fino a sfumare il concetto di autorialit\u00e0, che nei titoli si perde includendo i nomi dei co-autori coinvolti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quest\u2019ultimo periodo, la sua ricerca si \u00e8 rivolta alla relazione che intercorre tra spazio virtuale e spazio fisico e alle nuove forme che l\u2019immagine pu\u00f2 assumere in questo orizzonte. In un progetto recentemente presentato a Palazzo Baccin, l\u2019opera <em>5.1<\/em> circoscrive il perimetro di uno spazio virtuale. In particolare, quello delimitato da <em>Guardian<\/em>, un sistema che garantisce la sicurezza di movimento all\u2019interno di un paesaggio 3d. Invertendo il rapporto tra reale e virtuale, Giovanna ha ricreato un recinto in ceramica, trasformando un limite invisibile proprio della rappresentazione in un\u2019opera scultorea tangibile. In studio, invece, una serie <em>in progress<\/em>, sviluppata a partire da una residenza presso Dolomiti Contemporanee, \u00e8 dedicata agli specchi, coperti da tratti di pennarello, come a volerne impedire il riflesso e conservare la memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ambizione di estendere i confini di una rappresentazione oltre l\u2019immagine fisica rende labile il limite tra narrazione soggettiva, documentazione oggettiva e opera poetica. Il coinvolgimento di voci e sguardi altrui, inoltre, amplia il raggio d\u2019azione tanto da rendere il risultato meno netto, talvolta indeterminato, lasciando potenzialmente spaesato lo spettatore. Tuttavia, l\u2019aspetto concettuale della ricerca di Repetto si sviluppa attraverso progetti ben definiti. Ogni opera si pone domande ben precise e delimita tematicamente o territorialmente il proprio campo di interesse, spingendo un passo pi\u00f9 in l\u00e0 i quesiti che sempre l\u2019accompagnano: fino a che punto si pu\u00f2 estendere il confine dell\u2019immagine? Come pu\u00f2 riprodurre una visione pi\u00f9 complessa?<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2_GiovannaRepetto.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2_GiovannaRepetto-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27950\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2_GiovannaRepetto-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2_GiovannaRepetto-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2_GiovannaRepetto-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/2_GiovannaRepetto.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/3_GiovannaRepetto.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/3_GiovannaRepetto-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27952\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/3_GiovannaRepetto-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/3_GiovannaRepetto-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/3_GiovannaRepetto-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/3_GiovannaRepetto.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Padova, 1990 Vive e lavora a Milano Studio visit di Edoardo De Cobelli Un aspetto spesso sottovalutato nell\u2019analisi del lavoro di un artista \u00e8 il tempo. 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