{"id":26835,"date":"2022-07-02T09:00:00","date_gmt":"2022-07-02T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quaderni.online\/?p=3972"},"modified":"2023-04-19T15:34:09","modified_gmt":"2023-04-19T13:34:09","slug":"alessandro-costanzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/alessandro-costanzo\/","title":{"rendered":"Alessandro Costanzo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Catania 1991<br>Vive e lavora a Catania e a Milano<br>Studio visit di Marcello Francolini<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019arrivo nello studio di Alessandro Costanzo, alle pendici dell\u2019Etna, dopo aver consumato la prima buona manciata di minuti, la mia mente se ne andava per i rivoli correlativi alla <em>Genealogia deorum gentilium <\/em>di Boccaccio (XII, 70), cui si riferisce quella mirabile opera di Piero di Cosimo, <em>Vulcano ed Eolo maestri dell\u2019umanit\u00e0<\/em>, dove un uomo in primo piano batte ferro su ferro sotto l\u2019attenta guida degli dei. Quest\u2019azione riverbera qui, nel luogo in cui \u00e8 disposto lo studio dell\u2019artista, all\u2019interno di un\u2019azienda di termodinamica, le cui macchine riproducono il battere di quell\u2019uomo. Alla domanda circa il \u201cquanto-di-questo-mondo-permea-il-tuo-lavoro\u201d, l\u2019artista mostra due serie di opere, gli <em>Assembramenti <\/em>(2020)e le <em>Asincronie<\/em> (2020-2021). Le prime e le seconde sono entrambe strutturate come azioni mnemoniche a partire dal disegno. Un\u2019azione tautologica che durante il lockdown l\u2019artista vive dentro s\u00e9 stesso, in un tentativo di lasciarsi alle spalle tutte le premure accademiche. Il disegno destrutturato dalla sua originaria qualit\u00e0 di dare forma all\u2019idea, assume la qualit\u00e0 d\u2019esser traccia visiva di un gesto. Quale? qua entra il mondo del disegno della termodinamica, gli \u2018esplosi\u2019, da cui l\u2019artista preleva sezioni di componenti su cui agisce sottraendone la riconoscibilit\u00e0 quasi fosse un\u2019azione di distruzione di \u201ccose-atte-a-distruggere\u201d. Per le <em>Asincronie<\/em>, ai componenti meccanici si aggiungono i componenti del discorso, le parole, che cos\u00ec gettate costituiscono un ulteriore livello di significato, che espande l\u2019opera in un tempo ancora maggiore rispetto ai lavori precedenti. Cos\u00ec in una, si legge: \u00abadagiato-disinnesco-collisione\u00bb, che divengono azioni astratte di azioni possibili, desunte da quelle che avvengono, per noi invisibilmente, all\u2019interno di quelle stesse macchine. Tutta la lettura dell\u2019opera deve cos\u00ec avvenire nella mente dello spettatore che di fronte al sintetismo sottrattivo di questi disegni deve saper rivederla nel suo porsi in rapporto con diversi contesti di significato. Le sue forme passano dall\u2019essere disegni di immagini a disegni di strutture di suggerimento (mentale, corporeo, spirituale, percettivo) per molteplici immagini. \u00c8 questo il meccanismo di funzionamento delle sue opere? In effetti il limitarsi a un piano di presentazione di segni e parole, in Costanzo, pu\u00f2 costituire la volont\u00e0 d\u2019attivazione di un maggiore impegno d\u2019interpretazione da parte dell\u2019osservatore, che sar\u00e0 chiamato a ricostituire uno spazio in cui estendere i significati che nell\u2019opera vengono lasciati allo stadio di annunzio. Con tale prerogativa d\u2019azione, Alessandro, si muove su tentativi di variazione a partire dal medesimo modello, estendendo la ricerca sul tempo proprio che \u00e8 poi un tempo che slitta dal calcolo cronologico dell\u2019ora, per affidarsi al senso dell\u2019esperienza che il proprio corpo fa nel mondo. \u00c8 cos\u00ec che succede nei suoi <em>Deserti<\/em> (2021-2022), dove l\u2019azione pittorica viene riconcepita dal riempimento di ovatta in uno spazio retinato. La grandezza di ogni formato \u00e8 direttamente proporzionale al tempo che l\u2019artista ha passato sul suo divano nello studio a riposarsi (coinvolto in altre azioni: del leggere, del divagare, del sognare). L\u2019ovatta, d\u2019altro canto, \u00e8 proprio ci\u00f2 che permette la sofficit\u00e0 dei nostri pensieri e che al tempo stesso resta celata allo sguardo. L\u2019opera misura il tempo di sosta del lavoro pi\u00f9 che il lavoro in s\u00e9. Forse perch\u00e9 l\u2019artista riconosce nella pausa lo sviluppo di reti di idee, cos\u00ec come il corpo in allenamento sviluppa la massa muscolare a riposo. Quest\u2019ultima serie mostra come l\u2019artista sia pienamente consapevole dell\u2019indeterminazione del tempo, e del fatto che l\u2019opera d\u2019arte debba porsi come un dispositivo di prolungamento dell\u2019occhio verso questi molteplici sguardi sul mondo, che non \u00e8 univoco e quindi racchiudibile in un\u2019immagine definita, ma in un\u2019immagine aperta cos\u00ec come sono aperte le variabili di descrizione dei tempi e degli spazi del mondo, da quelli reali a quelli mentali e linguistici, da quelli sognati, intravisti o semplicemente immaginati. Ora, in questo modo del non detto v\u2019\u00e8 sicuramente una magia che il giovane artista sembra aver capito: dov\u2019\u00e8 l\u2019indefinito ognuno completer\u00e0 la propria definizione di spazio, ma a patto di organizzare bene le tracce. In alcuni lavori il bilanciamento tra il metodo correlativo e la forma di presentazione sembra vacillare, ma ci\u00f2 credo appartenga al fatto che sia passato dalla bici a una berlina, dall\u2019Accademia all\u2019Ambiente, che cerca di attemparsi alla nuova gravit\u00e0 che se raggiunta, stabilir\u00e0 la traiettoria per molteplici direzioni. D\u2019altronde, in un percorso sul tempo la sua ricerca acquista una dinamica non rettilinea ma associativa e cos\u00ec anche le opere stesse vengono prodotte su correzione o deviazione da problematiche precedenti, in un tassello che vieppi\u00f9 si espande nel tentativo di catalogare oltre l\u2019evidenza omogenea di un tempo cronometrico.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/quaderni.online\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Costanzo-2-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3974\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/quaderni.online\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Costanzo-3-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3976\"\/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Catania 1991Vive e lavora a Catania e a MilanoStudio visit di Marcello Francolini All\u2019arrivo nello studio di Alessandro Costanzo, alle pendici dell\u2019Etna, dopo aver consumato la prima buona manciata di minuti, la mia mente se ne andava per i rivoli correlativi alla Genealogia deorum gentilium di Boccaccio (XII, 70), cui si riferisce quella mirabile opera [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":26840,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[340,230],"class_list":["post-26835","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama","tag-panorama","tag-studio-visit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26835","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=26835"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26835\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/26840"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=26835"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=26835"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=26835"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}