{"id":26828,"date":"2022-07-03T09:00:00","date_gmt":"2022-07-03T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quaderni.online\/?p=3982"},"modified":"2022-07-04T09:31:34","modified_gmt":"2022-07-04T07:31:34","slug":"stefania-galegati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/stefania-galegati\/","title":{"rendered":"Stefania Galegati"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bagnacavallo 1973<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Palermo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sudio visit di <em>Daniela Bigi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo studio di Stefania Galegati sar\u00e0 ancora per qualche mese in una stanza della sua abitazione. Poi ne uscir\u00e0 \u00abe diventer\u00f2 come gli artisti-uomini, che hanno lo studio tutto per s\u00e9\u00bb. Scherza, ma la battuta non \u00e8 del tutto gratuita, ha a che fare con un percorso di studio e di condivisione del pensiero femminista che si \u00e8 andato progressivamente radicando nel suo lavoro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre parliamo \u00e8 inevitabile ricordare alcune opere del passato. Ragioniamo sui fili che le connettono alle esperienze successive, dai video con i caterpillar, o con i due ex partigiani che si ritrovano e si amano, alle serie di quadri con i bunker, con le bandite, e poi gli zoo, i pirati, fino ai monumenti al cadere e ancora oltre. \u00abQuello che probabilmente c\u2019\u00e8 sempre stato nei miei lavori \u00e8 cercare il dietro delle cose\u00bb, mi dice. E forse c\u2019\u00e8 sempre stato anche il muoversi su pi\u00f9 piani, l\u2019affiancare pratiche differenti, che se da una parte mette in salvo dalla ripetizione routinaria di gesti e contesti, dall\u2019altra asseconda una precisa necessit\u00e0 di spostare, ampliare, moltiplicare le angolazioni da cui affrontare la realt\u00e0, quella solare cos\u00ec come quella in ombra. C\u2019\u00e8 un occhio fotografico, o forse filmico, che registra e interroga ininterrottamente il manifestarsi delle cose e c\u2019\u00e8 un corpo-orecchio che ascolta, complice, il dipanarsi di storie singolari e di vicende collettive. Il paesaggio \u00e8 precario, il registro \u00e8 antieroico, ma c\u2019\u00e8 una spinta resistente; c\u2019\u00e8 il progetto, c\u2019\u00e8 il sogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre ricordiamo alcuni dei suoi quadri, mi racconta della stretta relazione che li lega agli studi in cui sono nati, dagli zoo con le prospettive distorte che presero vita nel corridoio stretto e lungo di una casa di Harlem, alle tele con i banditi che furono realizzate nel locale caldaia di un bel palazzo di Fortgreen, a Brooklyn. Certo, l\u2019ironia \u00e8 un tratto distintivo dei suoi racconti oltre che della sua poetica, e credo che oltre che nei suoi natali romagnoli, che magari giocano anche un ruolo, se ne possa cogliere l\u2019origine nell\u2019adesione a quella tradizione novecentesca utilizzata come strumento incisivo e di alta precisione per prendere le distanze da tutti i terreni troppo certi, da tutte le deduzioni troppo meccaniche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi tempi, insieme ad altre donne riunite nell\u2019associazione Femminote, sta portando avanti l\u2019ambizioso progetto di acquisto dell\u2019Isola delle Femmine. Alla base c\u2019\u00e8 un meccanismo economico, gestionale e simbolico molto coesivo, che Galegati affianca con una produzione parallela e solitaria. Nel complesso, si potrebbe parlare di un progetto-manifesto, che sintetizza le sue scelte e le sue urgenze di questi anni, e cio\u00e8 da una parte la dimensione gioiosa della reciprocit\u00e0, della mutualit\u00e0 e della complicit\u00e0 militante, dall\u2019altro la concentrazione su un ciclo pittorico che diventa una sorta di disciplina in cui far convergere tre dimensioni centrali della sua operativit\u00e0, la pittura, la scrittura e la pratica partecipativa. \u00c8 come se il respiro singolare si accordasse con quello corale, il tempo privato con quello condiviso, l\u2019impegno individuale con quello comunitario, il sogno a misura di stanza con il sogno a misura di natura. Costituito da decine di ritratti dell\u2019isola, organizzato e scandito intorno alla trascrizione de <em>Il secondo sesso<\/em> di Simone de Beauvoir, che l\u2019artista legge per la prima volta mentre lo trascrive sulle tele, questo <em>corpus<\/em> ha un ampio respiro (\u00absono arrivata a pagina 400, ma il libro \u00e8 di 800 pagine\u00bb), richiede un tempo lungo, dilatato. E ha un valore che si commenta da solo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci spostiamo su due progetti recentissimi, costruiti ciascuno a partire da un\u2019azione partecipata che poi diventer\u00e0 un film. Il primo si basa sul condividere i saperi e si \u00e8 svolto con un gruppo di detenute della Casa Circondariale Pagliarelli (in collaborazione con dottorandi dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo e con Chiara Agnello per il progetto <em>GAP &#8211; Graffiti Art in Prison<\/em>); l\u2019altro, <em>La fila lunga<\/em>, condotto per BAM insieme all\u2019artista greca Efi Spyrou, ha visto un folto gruppo di persone mettersi in fila senza attendere alcunch\u00e9. Al centro del ragionamento abbiamo dunque da un lato il fare insieme, insegnando e imparando reciprocamente, e all\u2019opposto un massiccio non fare, comunque insieme (a nessuno sfugge, suppongo, il valore semiotico dell\u2019essere in tante, in fila, in una piazza, silenziose, in attesa).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiudo: Galegati porta avanti con costanza il suo disegno non lineare che credo si possa ancora simbolicamente sintetizzare nell\u2019<em>Amazzone <\/em>del 2005. Il suo procedere si gioca fin dagli inizi su un crinale deliberatamente impervio, che richiede la massima attenzione per garantire il giusto ritmo e i giusti pesi al coesistere dei piani convergenti del discorso. Ritengo sia una delle sue sfide. Per il resto, direi che il cuore del suo lavoro pulsa alacremente, con slancio immutato.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/quaderni.online\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Stefania-Galegati-4-1024x768.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3986\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/quaderni.online\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/Stefania-Galegati-1-1024x768.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3984\"\/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bagnacavallo 1973 Vive e lavora a Palermo Sudio visit di Daniela Bigi Lo studio di Stefania Galegati sar\u00e0 ancora per qualche mese in una stanza della sua abitazione. 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