{"id":26098,"date":"2022-05-24T09:00:00","date_gmt":"2022-05-24T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=26098"},"modified":"2022-05-25T15:55:42","modified_gmt":"2022-05-25T13:55:42","slug":"andrea-sala","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/andrea-sala\/","title":{"rendered":"Andrea Sala"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Como 1976<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di <em>Paola Nicolin<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Andrea Sala mi viene a prendere all\u2019ingresso di via Martiri Oscuri 22. A questo indirizzo, sino alla fine del mese di maggio, rispondono eccezionalmente due anime del lavoro dell\u2019artista, allievo alla Accademia di Belle Arti di Brera, cresciuto professionalmente in Italia e in Canada. Scendendo infatti la rampa che collega l\u2019ingresso dell\u2019immobile con il piano interrato, se giro a sinistra mi trovo all\u2019interno del suo studio, condiviso con gli artisti Patrick Tuttofuoco e Alessandro Gabini, se invece mi volto a destra, lo sguardo intercetta la sua mostra personale, <em>Pulisci i piedi e lavati le mani<\/em>, allestita negli spazi della galleria Schiavo Zoppelli. Questa simultaneit\u00e0 tra studio e mostra, permette di entrare nell\u2019opera e nel suo farsi. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La temperatura dello studio \u2013 uno spazio denso e ordinato, puntellato di modelli, disegni, oggetti di design, scatole di pennelli, vernici, libri e permeato da una dimensione dialogica che in modo evidente intercorre tra chi lo abita \u2013, si diluisce nella mostra, costellata di oggetti-presenze collocati entro un\u2019altezza coerente all\u2019idea di fare della mostra in contesto semi-abitabile, che accoglie i sentimenti di chi la visita. Qui, dunque, si svela la natura del progetto artistico. E progetto, prototipo, modello, disegno sono d\u2019altra parte parole-concetti attraverso i quali chi crea sintetizza l\u2019idea di processo alla base di un lavoro artistico. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo vale anche per Andrea Sala, che appartiene a quella generazione di artisti affascinati dalla cultura del progetto italiano e che, negli anni, ha saputo guardare a questo universo come fonte di ispirazione senza esserne intimorito. Nel caso di Sala \u00e8 accaduto pi\u00f9 volte: le relazioni Mendini e Achille Castiglioni, per esempio, messe in scena nelle sue mostre personali in galleria, cos\u00ec come il confronto con gli spazi di BBPR sono manifestazioni di un libero sentimento di appartenenza alla dimensione del domestico. Poteva fermarsi tutto qui, a questa relazione tra arte e design, tra forme, colori, superfici pi\u00f9 o meno lucide, pi\u00f9 o meno accessibili, pi\u00f9 o meno accomodanti, pi\u00f9 o meno essenziali. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La novit\u00e0 del lavoro di Sala invece \u2013 e lo scarto che appare pi\u00f9 chiaro proprio grazie a questa relazione tra studio e mostra \u2013 \u00e8 l\u2019attenzione data ai processi. Il suo rapporto con il design \u00e8 cambiato \u2013 ed \u00e8 in via di trasformazione si sarebbe tentati di dire \u2013; il lavoro, in altre parole, \u00e8 negli anni passato dalla elaborazione di geometrie e volumi liberamente ispirati alla cultura del design, alla ricerca sui processi che nascono dalla fascinazione dei materiali. Terracotta, tempere, bronzo sabbiato, acetato di cellulosa sono ingredienti da testare e mettere in discussione, non devono riprodurre un vocabolario minimalista o una forma radical, ma solo essere processati. Sala dice che questa attitudine \u00e8 nata proprio durante il suo soggiorno canadese, dove la relazione diretta con gli artigiani non era pi\u00f9 possibile. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, entro le dinamiche evolutive del lavoro, sembra rilevante anche la sua frequentazione con il mondo dell\u2019educazione e della trasmissione dei saperi. Sala insegna infatti da pi\u00f9 di dieci anni alla Naba di Milano; tiene un corso di scultura che, mi racconta, \u00e8 fortemente incentrato sulle \u201cpresentazioni\u201d e, immagino, sui processi dialogici attraverso i quali un\u2019idea diventa una forma pi\u00f9 o meno conclusa. Anche senza scomodare la tradizione della scultura come conversazione, da Michael Asher a Charles Ray (nella doppia versione di insegnate e narratore dei processi scultorei), pare piuttosto importante sottolineare quanto l\u2019insegnamento sia stato e sia per Sala una occasione di crescita e di continua frequentazione di giovani artisti che fanno di lui \u2013 spesso \u2013 un discreto sismografo del presente. In questa prospettiva i suoi prossimi progetti sono legati al dialogico come processo creativo: un talk all\u2019interno della sua mostra, il 31 maggio, chiude l\u2019esposizione con un gesto collettivo, mentre, durante il prossimo Salone del Mobile di Milano nello spazio di Alcova verr\u00e0 presentata una serie di urne realizzata in collaborazione con Diego Perrone (e firmate come <em>Ducati Monro) <\/em>che fa parte del progetto <em>urne.rip<\/em> ideato da Vittorio Dapelo e Laura Garbarino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui e altrove i suoi ultimi lavori hanno peraltro trovato un contesto prettamente domestico per coniugare questa diversa reazione tra arte e design. L\u2019intervento su un pavimento in marmo nell\u2019abitazione di un collezionista si \u00e8 trasformato in una colata di colore entro le fessure prodotte dalle operazioni di restauro; altrove, una serie di piedistalli che sorreggono una bacheca di libri si \u00e8 trasformata in un campionario di forme ispirate ai cimeli dei gabinetti di curiosit\u00e0, per cui non si capisce pi\u00f9 chi \u2018sorregge\u2019 e chi \u00e8 \u2018sorretto\u2019.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Sala_1-1.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Sala_1-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26104\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Sala_1-1.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Sala_1-1-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Sala_2.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Sala_2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-26106\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Sala_2.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Sala_2-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Como 1976 Vive e lavora a Milano Studio visit di Paola Nicolin Andrea Sala mi viene a prendere all\u2019ingresso di via Martiri Oscuri 22. 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