{"id":25676,"date":"2022-05-07T09:00:00","date_gmt":"2022-05-07T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=25676"},"modified":"2022-05-05T11:25:04","modified_gmt":"2022-05-05T09:25:04","slug":"beatrice-marchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/beatrice-marchi\/","title":{"rendered":"Beatrice Marchi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gallarate 1986<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vive e lavora a Berlino<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di <em>Roberta Tenconi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Beatrice Marchi si \u00e8 formata all\u2019Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e alla Hochschule f\u00fcr Bildende K\u00fcnste di Amburgo (HFBK) e la sua pratica spazia con disinvoltura dal disegno e dalla pittura all\u2019animazione, al video, alla scultura fino alla performance, azioni in cui spesso vengono coinvolte altre persone. Dal 2018 vive a Berlino e da alcuni mesi ha uno studio a Kreuzberg, nei pressi del Kunstraum Bethanien, da cui gode una vista molto bella. Quattro piani a piedi senza ascensore, pi\u00f9 una stretta scala a chiocciola, non esattamente comodo da raggiungere, soprattutto se serve spostare opere o grandi tele. Ma una volta arrivati l\u00ec si entra in un\u2019altra dimensione. E forse non \u00e8 un caso che per raggiungere il luogo di lavoro Beatrice Marchi abbia scelto di compiere ogni giorno questo percorso, che \u00e8 fisico quanto mentale. Tutta la sua ricerca si sviluppa, d\u2019altra parte, a partire da un intenso processo di introspezione che riguarda non solo s\u00e9 stessa, ma anche la sua famiglia e le persone a lei pi\u00f9 vicine. Il suo approccio, che parte dall\u2019individuo e che si potrebbe definire soggettivo, diventa per\u00f2 un mezzo, una lente, con cui interrogarsi su questioni urgenti e collettive, quali il ruolo femminile, gli stereotipi di genere, la frustrazione del fallimento o il conflitto tra generazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Beatrice ha da poco realizzato un nuovo progetto per la collettiva <em>Role Play<\/em> allo spazio Osservatorio della Fondazione Prada, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, una mostra che indaga i processi attorno alla creazione di identit\u00e0 alternative e nella quale ha presentato il video <em>When Katie Fox Met Evil Turtle <\/em>(2022) e una performance collegata. Al momento, sta lavorando a una personale che aprir\u00e0 a giugno nella galleria Federico Vavassori, il cui contenuto \u00e8 ancora riservato, ma che vedr\u00e0 le pareti della galleria trasformate in una sorta di schermo da computer, uno sfondo su cui troveranno spazio soggetti differenti, quasi uno <em>story board<\/em> in cui prenderanno vita i personaggi, alter ego dell\u2019artista, che da alcuni anni sono protagonisti delle sue opere: da Susy Culinski a Loredana la cameriera, alla Tartaruga schiacciata. Chi ha familiarit\u00e0 con il suo lavoro riconoscer\u00e0 gli iconici caratteri della saga familiare messa in scena da Beatrice Marchi, una sorta di romanzo <em>sui generis<\/em> che si evolve attraverso varie maschere e che rappresentano l\u2019esigenza di raccontare diversi comportamenti o stati psicologici. Ciascuna opera, che sia un dipinto, una performance o un video, \u00e8 un episodio di questo ipotetico romanzo e si lega a momenti e vicende della vita di Beatrice Marchi, dall\u2019ossessione di trovare amicizie femminili (fase ad esempio che ha generato Susy Culinski) alla crisi come artista per la responsabilit\u00e0 di raccontare la fragilit\u00e0 altrui (crisi da cui \u00e8 nato il personaggio del Fotografo), o ancora, al fallimento professionale (riflesso nella figura di Loredana). Ed \u00e8 proprio il forte radicamento a emozioni vissute in prima persona che genera opere aperte a un discorso esistenziale pi\u00f9 ampio e in cui \u00e8 possibile riconoscersi. Alla domanda diretta sull\u2019importanza o meno di conoscere i tratti e il trascorso di ciascun personaggio per poter comprendere il lavoro, e alla possibile difficolt\u00e0 di un pubblico meno familiare con i passaggi precedenti, Beatrice \u00e8 risoluta nell\u2019affermare l\u2019autonomia di ciascun momento: non serve chiarire ogni volta la storia e la genealogia delle identit\u00e0 che assume e che rappresenta nel lavoro, \u00abse riappaiono certi personaggi non \u00e8 per rassicurare il pubblico ma per lavorare su un aspetto psicologico\u00bb. Si tratta di \u201cmedium\u201d, maschere che assume per raccontare un determinato sentimento e le contraddizioni dell\u2019esistenza, e per questo non serve seguire una narrazione lineare, ciascuna delle figure diventa infatti un possibile commento su stereotipi o sentimenti. Se pensiamo ad esempio a Loredana \u2013 il personaggio della cameriera che al posto delle mani ha delle chele, che le rendono quindi impossibile svolgere il suo lavoro \u2013 l\u2019essere al corrente o meno delle altre occasioni in cui ha fatto la sua apparizione \u00e8 poco rilevante, piuttosto \u00e8 un mezzo per raccontare una condizione di crisi e vulnerabilit\u00e0 rispetto alle aspettative della societ\u00e0, uno stato che non riguarda solamente Loredana o l\u2019artista. E questo passaggio dal personale al collettivo funziona proprio grazie all\u2019ironia con cui Beatrice Marchi investe <em>in primis<\/em> s\u00e9 stessa, restituendo un ritratto pungente della societ\u00e0 in cui viviamo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_IMG-5704-1.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"767\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_IMG-5704-1-1024x767.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-25680\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_IMG-5704-1-1024x767.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_IMG-5704-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_IMG-5704-1-768x575.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_IMG-5704-1.jpg 1202w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_1.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_1-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-25526\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_1-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_1-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BeatriceMarchi_1.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gallarate 1986 Vive e lavora a Berlino Studio visit di Roberta Tenconi Beatrice Marchi si \u00e8 formata all\u2019Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e alla Hochschule f\u00fcr Bildende K\u00fcnste di Amburgo (HFBK) e la sua pratica spazia con disinvoltura dal disegno e dalla pittura all\u2019animazione, al video, alla scultura fino alla performance, azioni [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":25530,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[],"class_list":["post-25676","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25676","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=25676"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/25676\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/25530"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=25676"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=25676"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=25676"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}