{"id":25203,"date":"2022-04-23T09:00:00","date_gmt":"2022-04-23T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=25203"},"modified":"2023-04-19T15:27:24","modified_gmt":"2023-04-19T13:27:24","slug":"matteo-coluccia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/matteo-coluccia\/","title":{"rendered":"Matteo Coluccia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Neviano 1992<br>Vive e lavora a Firenze<br>Studio visit di Angel Moya Garcia<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:6px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00abIn questo momento non ho uno studio per cui facciamo un viaggio\u00bb. Inizia cos\u00ec lo studio visit con Matteo Coluccia che mi invita a salire sul retro di un furgone parcheggiato, ma ancora con il motore acceso. Chiuse le porte, bussa verso la cabina e il furgone parte. All\u2019interno una scrivania, un computer, due sedie non ancorate e pochi lavori per concentrare lo studio visit sul racconto e non sull\u2019immagine. Matteo \u00e8 un artista visivo che utilizza media tradizionali in una versione ambigua, ridotta e meccanizzata; fintamente popolare per replicare, con eccesso o difetto, dinamiche esperienziali, sociali e di costume, sminuendo la centralit\u00e0 dell\u2019individuo nella carica espressiva del presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo lavoro si concentra nella creazione di immagini piacevoli, ma che in realt\u00e0 affondano le radici in una materia oscura a livello estetico e che vengono articolate attraverso fattezze artigianali per depotenziare quello stesso desiderio dell\u2019immagine perfetta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel contesto dell\u2019arte attuale emerge innanzitutto il lavoro sviluppato intorno all\u2019uso del costume e la necessit\u00e0 di minare la creazione di un\u2019immagine. Nelle sue performance ci sono elementi accattivanti che non attaccano, ma che richiedono un coinvolgimento diretto, uno scambio in cui la violenza viene utilizzata come mezzo, per esprimere quel negativo che resta fuori dalla scena. Una componente seducente in cui il dolore sblocca l\u2019esperienza estetica. Il lavoro si inserisce e parte soprattutto dal contesto performativo pop londinese, in particolare l\u2019utilizzo di costumi fatti a mano e lo stile macabro-carnevalesco come marchio di fabbrica di Monster Chetwynd, insieme alla tradizione italiana dell\u2019impiego delle maschere come nel caso di Luigi Presicce, con cui ha creato un sodalizio artistico e umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle sue performance pi\u00f9 recenti, <em>\u201c9\u201d,<\/em> si articolava attraverso una scenografia sottile: due grandi salami a mo\u2019 di calzari indossati dall\u2019artista, un cane e il suono ripetuto di un\u2019unica parola: nein. Una performance durevole in cui l\u2019animale attendeva un suono che gli consentisse di addentare il salame; tuttavia, il gioco linguistico manteneva l\u2019attesa attraverso la ripetizione di quella parola. La durata veniva scandita dalla lettura costante di un copione, sulle cui pagine era riportato il numero nove. Quella che inizialmente appariva come una negazione del tedesco si rivela essere una cifra dell\u2019inglese: nine. Un\u2019altra performance, <em>Piton de la Fournaise<\/em>, vedeva due individui con dei costumi di testicoli che fumavano mentre si aggiravano per lo spazio in maniera nervosa. Qua era lo stesso pacchetto di sigarette a determinare la durata di un\u2019azione che celava la necessit\u00e0 dell\u2019artista di creare delle immagini piacevoli o comiche, ma che nascondono qualcosa di negativo o nocivo come, in questo caso, l\u2019inondamento di fumo che era presente alla fine della performance. L\u2019intreccio o l\u2019ibridazione tra l\u2019aspetto performativo e quello installativo spiccava nel lavoro <em>Candies<\/em> presentato nel gabbiotto di toast alla Manifattura Tabacchi in cui veniva creato un <em>Universo 25 <\/em>attraverso l\u2019inserimento di duecento locuste migratorie decorate con strisce colorate. Una danza macabra intesa come modalit\u00e0 di consumo e appagamento immediato che si collega a <em>Fare un\u2019immagine di tanto in tanto <\/em>in cui il pubblico veniva invitato a indossare una serie di oggetti che servivano per coprire la vista, dai pi\u00f9 soft ai pi\u00f9 duri. Quando la scena era satura di persone, questa si apriva e il pubblico diventava esso stesso artefice della stessa immagine che non poteva contemplare. La prossima performance sar\u00e0 presentata nello spazio Artiglieria di Firenze e anche in quest\u2019occasione i costumi saranno uno degli elementi predominanti dell\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sua produzione il rischio pi\u00f9 evidente \u00e8 che rimanga la comicit\u00e0 come unico registro e che il pubblico si fermi solo in questo ambito senza andare oltre per cogliere ulteriori stratigrafie pi\u00f9 complesse che a volte diventano fin troppo celate. Forse lo sforzo richiesto e la capacit\u00e0 di reggere la tensione per superare l\u2019ostacolo del primo sguardo non sempre riescono a trovare un equilibrio. Questo si evidenzia ancora di pi\u00f9 nella documentazione o nelle tracce che queste performance lasciano, in quanto affiora solo un\u2019immagine che per la stessa natura della performance esclude gli scarti, annulla qualunque riflessione successiva o l\u2019aspetto esperienziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, la coerenza del racconto si collega a quella della ricerca, che si snoda a sua volta anche nello studio visit. Una modalit\u00e0 operativa, come urgenza, che mette alla prova il pubblico nelle performance e il curatore nello studio visit, in quanto la tensione richiesta e mantenuta, insieme al probabile disagio esperienziale, diventa l\u2019unica via percorribile per sbloccare l\u2019accesso alle informazioni sottostanti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_2.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_2-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-25136\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_2-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_2-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_2-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_2.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_3.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_3-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-25138\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_3-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_3-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_3-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/MatteoColuccia_3.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Neviano 1992Vive e lavora a FirenzeStudio visit di Angel Moya Garcia \u00abIn questo momento non ho uno studio per cui facciamo un viaggio\u00bb. 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