{"id":25200,"date":"2022-04-22T09:18:30","date_gmt":"2022-04-22T07:18:30","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=25200"},"modified":"2023-07-10T13:17:56","modified_gmt":"2023-07-10T11:17:56","slug":"giuseppe-di-liberto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/giuseppe-di-liberto\/","title":{"rendered":"Giuseppe Di Liberto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Palermo 1996<br>Vive e lavora a Venezia<br>Studio visit di Paola Nicolin<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:9px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giuseppe mi viene incontro verso il ponte dei Lavraneri in una di quelle giornate di pallido sole nelle quali Venezia \u00e8 una fotografia. E poco importa se poi lo scatto esiste davvero o meno, poich\u00e9 la seduzione dell\u2019immagine ha gi\u00e0 trionfato su tutto il resto. Giuseppe cammina lento con le mani in tasca. Sa che sono in ritardo e che non ho molto tempo, eppure non accelera di un secondo il nostro incedere verso casa sua. Mi aveva proposto infatti di vederci, \u00aba casa, in Sacca Fisola, dove ho alcuni lavori\u00bb. Isola nell\u2019isola, Sacca Fisola \u00e8 allo stesso tempo centro storico e quartiere popolare, ospitando uno dei pochissimi centri sportivi della citt\u00e0. Sacca artificiale, spazio che guarda la Serenissima con alle spalle il mare, l\u2019isola \u00e8 collegata alla Giudecca dal ponte che attraverso con l\u2019artista che, dal 2019, si \u00e8 trasferito a Venezia, selezionato dalla Fondazione Bevilacqua La Masa tra i quattordici vincitori dell\u2019atelier d\u2019artista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giuseppe vive in uno dei caseggiati popolari, circondati da vialetti alberati e piccoli orti delimitati da strisce di cemento. Porta a vetri, corrimano in ferro, vasetti di differente fattura e forma lungo i pianerottoli. \u00abHo pensato di allestire una piccola mostra. Entra\u00bb. Varco la soglia d\u2019ingresso e mi fermo, quasi non riesco a procedere oltre. La dimensione del perturbante arriva in prima battuta attraverso l\u2019olfatto: sento un odore particolare e non capisco di che cosa si tratti. Lo spazio \u00e8 installato con evidente sapienza e instilla fiducia, nonch\u00e9 un certo grado di familiarit\u00e0 che deriva, credo, proprio da questa condizione di \u201chome-visit\u201d che influenzer\u00e0 il discorso tra le opere. Di Liberto privilegia la scultura come linguaggio espressivo e ne privilegia lo stato ambiguo e mutante dando forma a oggetti che sono proiezione di qualcosa che non si vede e che non pu\u00f2 essere oggettivato in modo letterale, come uno stato mentale, psicologico, culturale, un rito, un pensiero politico. Nelle sue interviste ricorrono in intervalli regolari i termini morte, trauma, fruitore, spazio, lattice, soggettivo. Procedo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le opere sembrano funzionare come punteggiatura di un fraseggio coerente o, forse, meglio direi come una serie di istruzioni-azioni che allo stesso tempo facilitano e ostacolano i miei movimenti in questa domesticit\u00e0 sospesa. Le scarpe di cera in ingresso, i quadri di piccole dimensioni, in lattice su cotone o in grafite e olio, appesi sulle pareti del disimpegno (<em>Cenotafio<\/em>), il cavalletto in cucina con, di nuovo, un dipinto e, dall\u2019altro lato, due filamenti di lattice inaridito che cascano come pelle scorticata al sole (<em>Ars moriendi<\/em>); e poi il bagno, dove la seduzione della materia si fa pi\u00f9 ravvicinata perch\u00e9 qui i brandelli di corpo in lattice sono camici stesi nella vasca o sul calorifero. Lo spazio \u00e8 stretto e il desiderio di toccarli si blocca solo al pensiero di una scossa (<em>Camera ardente<\/em>). Giuseppe mi mostra la stanza da letto dove, di nuovo, sono esposta alla struttura che sorregge un dipinto e a una scultura adagiata sul letto (<em>Fruizione barocca di una ghirlanda<\/em> e <em>Sull\u2019idea d\u2019identit\u00e0 vana<\/em>): un ingranaggio, un dispositivo, una scenografia per qualcosa che non accade o che accade perennemente e non ce ne accorgiamo. Forse \u00e8 questa la rappresentazione della morte? Giuseppe mi cita Bruce Nauman, dice che si sente belga nell\u2019anima e vicino alle temperature dell\u2019arte di Berlinde De Bruyckere; sullo scaffale della libreria leggo Hans Belting, Carlo Rovelli, Goffrey Gorer, Ernesto De Martino. Per\u00f2 mi viene in mente, per esempio, Vincenzo Agnetti a proposito del suo teatro statico: si potrebbe dire anche qui che si tratta di \u00abuno spettacolo senza movimento, senza personaggi e senza testo\u00bb? Le opere di Giuseppe sono d\u2019altra parte comparse senza sceneggiatura, parti decontestualizzate di altre installazioni, dove la relazione con lo spazio era pensata diversamente; tuttavia, solida sembra l\u2019attitudine a pensare all\u2019opera d\u2019arte come a un\u2019operazione concettuale, a uno strumento capace di costruire spazi che interrogano le condizioni sociali e i processi conoscitivi attraverso il trauma innegabile che esse producono in chi le guarda. Nella migliore delle tradizioni italiane, il discorso tra noi avviene, alla fine, attorno al tinello, quel luogo intraducibile in altre lingue dove il nucleo sociale consumava il pranzo, guardava la televisione, faceva il pisolino sul divano mentre le donne sparecchiavano e lavavano i piatti in cucina. In questa casa popolare, dove ogni stanza ha la sua precisa funzione rituale, Giuseppe sovverte con le opere le regole del gioco; e allora, proprio qui nel tinello, sfoglio i suoi quaderni, dove ritrovo l\u2019ossessione verso qual vocabolario di forme custodite nei cimiteri (il carrello-podio che si usa per raggiungere i loculi, l\u2019urna, il cenotafio, la lapide e, certamente, l\u2019odore del bruciato misto al fiore appassito) che la visita mi aveva in parte suggerito. Il disegno nella sua pratica \u00e8 importante come origine della forma che si trasforma passando alla terza dimensione. Vengono in mente le assonometrie di Duchamp, che vivisezionava il macinino del caff\u00e8 per trovare l\u2019arte nell\u2019ingranaggio. Sempre nel tinello la Tv diventa il monitor dove Giuseppe mi mostra il suo prossimo progetto, <em>Sparge la morte<\/em>, dove insieme al fratello \u00e8 regista e sceneggiatore di un\u2019opera ispirata ai madrigali funebri del compositore tardo-cinquecentesco Gesualdo da Verona. E mi chiede se voglio provare un\u2019essenza creata dalla miscela di profumi raccolti nei cimiteri. Quello che all\u2019ingresso era l\u2019odore del perturbante ora si fa corpo, oggetto carico di una fisicit\u00e0 piuttosto dirompente: da una vetrinetta-urna Giuseppe estrae la bottiglietta e mi versa una goccia sul polso. Ringrazio, saluto, esco. Difficile dire che cosa accada all\u2019opera quando esce dal dramma domestico: la tortura temo \u2013 da sola \u2013 non basti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_a.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_a-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-25305\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_a-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_a-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_a-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_a.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_b.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_b-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-25307\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_b-768x1024.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_b-225x300.jpg 225w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_b-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/DiLiberto_b.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Palermo 1996Vive e lavora a VeneziaStudio visit di Paola Nicolin Giuseppe mi viene incontro verso il ponte dei Lavraneri in una di quelle giornate di pallido sole nelle quali Venezia \u00e8 una fotografia. 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