{"id":24048,"date":"2022-04-02T09:00:00","date_gmt":"2022-04-02T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=24048"},"modified":"2022-03-30T13:16:28","modified_gmt":"2022-03-30T11:16:28","slug":"invernomuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/invernomuto\/","title":{"rendered":"Invernomuto"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Simone Bertuzzi, Piacenza 1983; Simone Trabucchi, Piacenza 1982<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vivono e lavorano a Milano e a Vernasca<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Studio visit di <em>Roberta Tenconi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi lavorano insieme dal 2003 con il nome di Invernomuto e da alcuni anni il loro studio \u00e8 in una vecchia officina per motorini tra viale Fulvio Testi e Greco, a nord del centro di Milano. \u00c8 uno spazio di lavoro e di archivio, che include anche una sala di registrazione, e che viene condiviso con l\u2019artista, fotografo e musicista Jim C. Nedd.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questi mesi stanno lavorando a una mostra che aprir\u00e0 il prossimo maggio al Kunstmuseum Lichtenstein, invitati da Letizia Ragaglia a presentare la propria pratica in dialogo con la collezione del museo e con l\u2019idea di concentrarsi su un aspetto specifico del lavoro: ovvero le opere scultoree e l\u2019elemento sonoro, senza includere video. Una nuova sfida per Invernomuto, noti per integrare forme e suono con immagini in movimento in complesse installazioni audio-video e in ambienti altamente immersivi. In un\u2019unica grande sala del museo mostreranno diverse sculture, ciascuna accompagnata da una traccia sonora: dalla recente <em>Rimini capitale afro<\/em> (2021), una replica esatta di un muro esterno della leggendaria discoteca di Rimini Melody Mecca, alla grotta in cera, a sua volta copia di una modellata su quella di Lourdes, <em>Wax, Relax<\/em> del 2014. Dai rendering, la selezione e l\u2019insieme sembrano funzionare molto bene, l\u2019effetto parrebbe quello di trovarsi letteralmente immersi in uno strano paesaggio dall\u2019identit\u00e0 multiforme, quasi intrappolati psicologicamente tra forme che ricordano vagamente scale, muri, nicchie; mentre si pu\u00f2 solo immaginare, in questa fase, come funzioner\u00e0 la temporizzazione e l\u2019alternanza dei suoni legate a ciascuna scultura e di come sar\u00e0 dunque l\u2019esperienza di visita finale. La scelta di concentrarsi su un\u2019unica opera della ricchissima collezione, <em>Ponte levatoio<\/em> (1968) di Pino Pascali, potrebbe sembrare insolita (il museo possiede per altro anche due esemplari di <em>Baco da setola<\/em> di Pascali, sempre del 1968) ma la decisione risuona perfettamente sia con l\u2019ambiente creato dai lavori di Invernomuto, che appunto evocano altri elementi architettonici, sia nel rimando a un loro precedente progetto realizzato a Roma alla Galleria Nazionale \u2013 occasione in cui, pure, si erano relazionati con un\u2019opera di Pascali appartenente al museo. L\u2019idea di sviluppare una ricerca nel tempo e nello spazio e di portarla avanti per anni, in spazi e forme differenti, \u00e8 d\u2019altra parte una costante della pratica di Invernomuto (basti pensare a un progetto come <em>Negus<\/em>, 2011-2016, che si \u00e8 articolato in vari formati e medium, inclusa la veste editoriale), e la variazione della forma sembrerebbe proprio un\u2019esigenza strutturale di sperimentazione nello loro pratica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo periodo, le energie sono inoltre concentrate sullo sviluppo di <em>Black Med<\/em> (2018 &#8211; in corso), un archivio in divenire di musica e suoni nato attorno all\u2019area del Mediterraneo in senso lato che, nel tempo, ha adottato varie forme e declinazioni: dalle prime manifestazioni come <em>listening session<\/em>, in occasione di \u201cManifesta 12\u201d a Palermo (2018) o pi\u00f9 recentemente per la Biennale di Belgrado (2021), fino alla piattaforma digitale che insieme alle tracce audio raccoglie testi e immagini, aggiornandosi costantemente grazie sia a contributi inviati liberamente dagli utenti sia ad altri su invito di Invernomuto. La piattaforma \u00e8 accessibile al link blackmed.invernomuto.info e manda in streaming i contenuti secondo una sequenza sempre diversa governata da un algoritmo (secondo i termini di classificazione dati da Invernomuto) che \u00e8 stata anche all\u2019origine del montaggio per l\u2019installazione sonora commissionata da Pompei Commitment alla Casa degli amorini e a via Marina\/Foro, all\u2019interno del parco archeologico (2021). Le possibili declinazioni del progetto sono tutt\u2019ora in divenire e culmineranno in una pubblicazione edita dalla casa editrice Humbolt, su cui gli artisti stanno ragionando proprio ora, e che sembra essere la naturale sintesi di una costellazione altrimenti difficilmente classificabile. Lo stesso si pu\u00f2 dire della mostra personale che aprir\u00e0 quest\u2019anno in Irlanda a Derry-Londonderry nello spazio Void Gallery, in cui Invernomuto sta pensando di presentare un progetto distinguendo, in stanze separate, le immagini dai suoni. In questo caso, il necessario <em>trait d\u2019union<\/em> lo faranno delle pietre in basalto provenienti da una cava vicino al museo: usate normalmente nei porti come frangiflutti, diventeranno delle sedute, un paesaggio metafisico su cui sostare.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio2.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio2-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-23941\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio2-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio2-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio2-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio2.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio3.jpg\"><img decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio3-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-23943\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio3-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio3-300x225.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio3-768x576.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/Invernomuto_studio3.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Simone Bertuzzi, Piacenza 1983; Simone Trabucchi, Piacenza 1982 Vivono e lavorano a Milano e a Vernasca Studio visit di Roberta Tenconi Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi lavorano insieme dal 2003 con il nome di Invernomuto e da alcuni anni il loro studio \u00e8 in una vecchia officina per motorini tra viale Fulvio Testi e Greco, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":23939,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[208],"tags":[],"class_list":["post-24048","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-panorama"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24048","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24048"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24048\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23939"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24048"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24048"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24048"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}