{"id":23346,"date":"2022-03-12T09:00:00","date_gmt":"2022-03-12T08:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/?p=23346"},"modified":"2023-04-03T15:59:16","modified_gmt":"2023-04-03T13:59:16","slug":"andrea-botto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quadriennalediroma.org\/en\/andrea-botto\/","title":{"rendered":"Andrea Botto\ufffc"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rapallo 1973<br>Vive e lavora a Rapallo<br>Studio visit di Riccardo Venturi<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:9px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Andrea Botto lavora attualmente alla personale che aprir\u00e0 il prossimo 4 ottobre allo BTV Stadtforum di Innsbruck, nel contesto del progetto INN-SITU curato da Hans-Joachim G\u00f6gl e promosso dalla banca BTV, che ogni anno invita due-tre fotografi a lavorare sul territorio. Il titolo, <em>Exploding Landscape<\/em>, mi riporta alla mente l\u2019occasione in cui ho visto per la prima volta dal vero il suo lavoro, la collettiva<em> Di roccia, fuochi e avventure sotterranee<\/em>, curata da Alessandro Dandini de Sylva al MAXXI di Roma nell\u2019autunno 2021. Sotto l\u2019egida di un passo di Empedocle \u2013 \u00abmolti fuochi ardono sotto il suolo\u00bb \u2013, Botto ripercorreva i tentativi per realizzare uno scatto di un\u2019esplosione sotto la galleria del Brennero. Lo scatto di una \u201cvolata\u201d, per dirla nel gergo tecnico che restituisce bene l\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con apparente paradosso, parla di \u201cdistruzione creativa\u201d, in realt\u00e0 una riflessione ad ampio spettro sullo spettacolo della distruzione e la sua teatralit\u00e0, ma anche sulla rappresentazione del paesaggio, che sia una cava sotterranea o un ponte in demolizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mostra di Innsbruck sar\u00e0 la prima personale sull\u2019uso degli esplosivi nel paesaggio, che ha trovato un\u2019incarnazione cartacea in un catalogo, \u00e8 il caso di dirlo, esplosivo, <em>KA-BOOM. The Explosion of Landscape <\/em>(\u00c9ditions Bessard 2017), curato nei minimi dettagli. Spaziando dal rapporto tra esplosioni e fotografia alla dinamite come strumento progettuale, fino alla cancellazione del paesaggio, contiene un\u2019utile appendice con una filmografia che attacca con <em>Zabriskie Point<\/em> (1970) di Michelangelo Antonioni e si chiude con la serie tiv\u00f9 MacGyver, passando per <em>Hollywood Party <\/em>(1968) di Blake Edwards e<em> Wile E. Coyote and The Road Runner<\/em>. Un esempio della ricchezza semantica, oltre che estetica, delle immagini della distruzione, nonch\u00e9 dell\u2019approccio versatile di Botto. Documentando la fine disastrosa di edifici e infrastrutture urbane, non dimentica mai il giubilo e quella scintilla tra violenza e comicit\u00e0 che s\u2019innesca quando un palazzo si accartoccia su s\u00e9 stesso o davanti alla detonazione in s\u00e9 e dalla sua nuvola di fumo. Far scomparire di colpo qualcosa che esiste resta un meraviglioso gioco di prestigio anche se, al posto del telo di porpora scintillante del mago si ricorre ai candelotti di dinamite del fochino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sfogliando <em>KA-BOOM<\/em>, Botto mi ricorda quanto, per un fotografo, sia pi\u00f9 facile fare un libro che una mostra. Spesso me ne dimentico, sebbene sia vero almeno dai tempi di<em> The Pencil of Nature<\/em> (1846) di William Henry Fox Talbot o dalla tradizione degli album fotografici. Un approccio tornato in auge tra i fotografi contemporanei anche grazie alla trilogia sulla storia del photobook che Martin Parr e Gerry Badger hanno curato per Phaidon, facilitato altres\u00ec dalla rivoluzione digitale che permette di assemblare da soli un libro e stamparlo in piccole tirature senza passare dallo stampatore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oltre a una selezione della serie fotografica prodotta per il MAXXI, <em>Exploding Landscape <\/em>mostrer\u00e0 anche dei nuovi lavori sul tunnel del Brennero. Sul lato austriaco, infatti, viene utilizzata una diversa tecnica di demolizione, un esplosivo gel prodotto direttamente <em>in loco<\/em>, che in Italia, per questioni di sicurezza, si pu\u00f2 tenere in piccole quantit\u00e0 nella Santa Barbara del cantiere. Neve permettendo, saranno esposte anche delle fotografie sul distacco artificiale delle valanghe per mettere in sicurezza gli impianti sciistici. Sono generate da cartucce di esplosivo lanciate da un elicottero la mattina presto, e innescate dall\u2019onda d\u2019urto, se la neve non \u00e8 troppo compatta. All\u2019oscurit\u00e0 del tunnel del Brennero si affiancher\u00e0 cos\u00ec il bianco del paesaggio innevato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di chiudere il catalogo mi cade l\u2019occhio sull\u2019esergo che riporta il passo di un fotografo che non mi sarei aspettato di trovare, Luigi Ghirri. Parla del paesaggio in quanto intersezione di natura e cultura ma anche in quanto luogo di distruzione. \u00ab\u00c8 come se mettessi le bombe dentro ai paesaggi di Ghirri\u00bb, butta l\u00ec Botto, come a svelare la pulsione che preme dietro il suo progetto estetico, agli antipodi della tradizione della fotografia di paesaggio stile <em>New Topographics<\/em>. Pur stimando moltissimo il lavoro del fotografo di Reggio Emilia, ritiene necessario compiere fino in fondo quella distruzione del paesaggio italiano accennata da Ghirri a parole ma non messa in immagine. Che Botto si sia interessato per la prima volta alle esplosioni e al mondo dei cantieri documentando la demolizione notturna di un cavalcavia vicino Reggio Emilia (<em>Tutto in una notte<\/em>, 2003) non deve essere un caso.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:100%\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-7387b849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/a_Andrea-Botto.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/a_Andrea-Botto-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-23347\" srcset=\"https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/a_Andrea-Botto-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/a_Andrea-Botto-300x200.jpg 300w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/a_Andrea-Botto-768x512.jpg 768w, https:\/\/quadriennalediroma.org\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/a_Andrea-Botto.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">\u00a9 Andrea Botto <\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rapallo 1973Vive e lavora a RapalloStudio visit di Riccardo Venturi Andrea Botto lavora attualmente alla personale che aprir\u00e0 il prossimo 4 ottobre allo BTV Stadtforum di Innsbruck, nel contesto del progetto INN-SITU curato da Hans-Joachim G\u00f6gl e promosso dalla banca BTV, che ogni anno invita due-tre fotografi a lavorare sul territorio. 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